Un prezioso vademecum per svolgere al meglio
la preparazione alla maratona, curato per voi da Luca Speciani (bio)
I consigli di Luca Speciani
Tecnica di gara
Alimentazione
Mente, corpo e maratona
Tabelle di
allenamento
Tecnica di gara
Accorgimenti utili per rendere al meglio durante la maratona
- New York è una maratona del tutto particolare. Vi è infatti molta più
varietà nella preparazione fisica e psicologica di chi l'affronta, rispetto a
qualunque altra maratona nazionale, per un motivo molto semplice. La maratona di
New York è la maratona. La maratona per eccellenza. Quella che tutti devono fare
almeno una volta nella vita. La mecca del podista. Il sogno di ogni impiegato,
avvocato, operaio turnista. Dunque l'insolito mix di persone alle quali mi
rivolgo non è composto necessariamente da esigenti superesperti (quelli stiano
tranquilli, che ho pane anche per i loro denti), ma anche da persone che
affrontano New York dopo aver corso solo un paio di altre maratone, ed anche -
sono certo - da qualcuno che è qui per scommessa, e che non ne ha mai corsa una.
Ognuno dei partecipanti avrà quindi svolto una preparazione leggermente
diversa, e qualcuno si sarà preparato un po' approssimativamente. Poco importa.
Tutti (me compreso, perché io sarò con voi a correrla) dovremo cozzare contro
quello che viene definito il "muro" del 35° km.
Di che cosa si tratta?
Quelli che già pensano di saperlo, trattengano i sorrisini di circostanza e
aprano le orecchie, perché è meglio capirlo una volta di più che una di meno.
In quasi tutte le gare, finanche quelle da 33 km è possibile avere buoni od
ottimi rendimenti utilizzando uno solo dei due "serbatoi" energetici di cui
disponiamo: quello degli zuccheri (o più genericamente dei carboidrati). In
maratona no. O si impara a lavorare anche con un altro "serbatoio" (quello dei
grassi) o in fondo non ci si arriva. Vediamo perché.
Il numero di calorie
consumate da un atleta che pesi 65 kg per correre una maratona, si calcola con
la formula: kcal = K x kg x km dove K è il coefficiente di consumo energetico
(pari a 0,9 in un atleta allenato e dalla corsa fluida), kg sono i kg di peso
corporeo e km i chilometri percorsi.
Nel nostro esempio quindi kcal = 0,9 x
65 x 42,2 cioè circa 2.468 kcal.
L'ampiezza del nostro serbatoio di migliore
qualità (il glicogeno contenuto nel fegato e nei muscoli) ci può fornire in
totale, se pesiamo 65 kg, all'incirca 1750 kcal. Ciò significa che per arrivare
in fondo dobbiamo provvedere a fornire all'organismo le circa 720 kcal mancanti.
Come?
Le vie pratiche non sono molte. L'ipotesi fatta (scorte di 1750 kcal)
prevede già una situazione ottimale in termini di buon carico di carboidrati la
sera precedente la gara, in termini di stato di forma (un organismo ben allenato
aumenta la sua dotazione muscolare di glicogeno), in termini di massa magra (se
i 65 kg sono fatti di grasso per un terzo, le dotazioni di glicogeno saranno
proporzionali al peso magro e non a quello totale, quindi inferiori), in
termini di economicità di corsa (una corsa scoordinata e dispendiosa, con K più
alto di 0,9 aumenta il consumo per km).
Dunque si può lavorare
prevalentemente su tre elementi: alimentazione in gara, attitudine mentale in
gara e utilizzo del serbatoio energetico dei grassi.
Dei primi due elementi
(il cui peso specifico è comunque limitato) parleremo separatamente in altri
pezzi. Sul terzo (serbatoio dei grassi) è invece opportuno parlare ora.
L'unico modo per arrivare bene in fondo ad una maratona, senza soffrire
crisi di sorta, è infatti quello di allenare il corpo al consumo parziale di
grassi insieme agli zuccheri, fin dal primo chilometro. Il serbatoio dei grassi
è infatti, dal nostro punto di vista, illimitato (ci consentirebbe di correre
una dozzina di maratone di seguito), ma con la sottile differenza che
l'organismo vede come scorte preziose il contenuto degli adipociti (le cellule
che contengono i grassi) e dunque le cede malvolentieri per usi energetici. Con
una minore efficienza, con una maggiore richiesta di ossigeno correlata, con
produzione di metabolici residuali e - importantissimo - solo in presenza
contemporanea di zuccheri. Ciò significa che se gli zuccheri li abbiamo esauriti
precocemente, perché abbiamo corso stimolando solo l'uso del glicogeno, ci
troveremo al 30° o al 35° km incapaci di fare un solo passo in più, perché il
nostro corpo non sarà in grado di fare uso delle scorte esistenti di grasso.
Per arrivare, soffrendo e camminando, a quel punto inizieremo a "smontare"
le catene proteiche (cioè i nostri muscoli!) per estrarne quel poco di zuccheri
necessari ad arrivare in fondo. Facendoci però del male, che richiederà poi
tempi di recupero di alcune settimane.
Ne vale la pena? No sicuramente. Il
modo migliore per affrontare la gara di maratona è dunque quello di favorire in
tutti i modi possibili il consumo dei grassi fin dal primo chilometro. Come? Con
allenamenti specifici nei mesi precedenti la gara, con un'alimentazione
adeguata, con una tecnica di corsa che favorisca il risparmio di glicogeno, con
un atteggiamento mentale che favorisca l'utilizzo dei grassi.
Scopriremo,
strada facendo, che gli allenamenti che ci necessitano sono anche più piacevoli
e divertenti, se impostati nel modo giusto.
Sarà una stupenda avventura:
vediamo di godercela nel modo migliore.
Approfondiremo il discorso a voce a
New York, nella splendida cornice che ci accoglierà, e nel frattempo chi vuole
approfondire questi argomenti può sfogliare il mio sito www.lucaspeciani.it dove parlo
diffusamente di questi ed altri temi.
Alimentazione pre-gara e in gara
Accorgimenti utili per alimentarsi al meglio durante la
maratona di New York
- Abbiamo già visto che uno dei problemi più importanti per chi corre una
maratona è quello di provvedere alle calorie necessarie a completarla. Si è già
detto che il consumo calorico è pari all'incirca al peso in kg per i km
percorsi. Un atleta di 70 kg utilizzerà quindi all'incirca (70x42) 2940 kcal.
Posto che con le dotazioni di base di glicogeno (presente nei muscoli e nel
fegato) tale atleta copra circa 1.960 kcal, restano da trovare 980 kcal, senza
le quali la crisi sarà in agguato.
Già si è detto anche che il modo più
efficace per coprire tale fabbisogno è quello di imparare con l'allenamento a
consumare parzialmente grassi fin dal primo metro. Per fare questo servono
tecniche fisiche e mentali. In questo pezzo tuttavia esamineremo l'aspetto
alimentare della questione, sia relativamente al pre-gara che al "durante".
L'obiettivo dell'alimentazione pre-gara deve assolutamente essere quello di
riempire "fino all'orlo" i serbatoi naturali di glicogeno. Il glicogeno negli
animali, corrisponde all'amido nelle piante, ovvero è una sostanza di riserva
costituita da un polimero dello zucchero (in pratica tante molecole di glucosio
una accanto all'altra, fino a costituire una lunga catena). Perché le scorte di
glicogeno siano al massimo, la nostra alimentazione nel giorno precedente la
gara, deve essere sufficientemente ricca di carboidrati. Se non lo è a
sufficienza, vi è il rischio che le scorte siano dimezzate o ridotte, con il
rischio di subire la crisi molto prima del km 35.
Il giorno prima della
gara, dunque, la nostra preferenza dovrà essere rivolta prevalentemente a pane,
pasta, riso, biscotti, torte, gelati, patate. Questi cibi satureranno i nostri
serbatoi di carboidrati, consentendoci di arrivare alla partenza della maratona,
con la capacità potenziale di fornire tutte le nostre 1960 kcal (se pesiamo 70
kg).
Assumerne di più, e gonfiarsi di carboidrati (o peggio effettuare la
cosiddetta dieta dissociata), serve a ben poco. L'eccesso di carboidrati
infatti, per non alterare la glicemia, viene tempestivamente rimosso dal sangue
grazie all'insulina, e va a costituire scorta di grasso, del tutto inutile ai
nostri fini (anzi dannosa, in quanto aumentando il nostro peso complessivo, ci
farà consumere più calorie per km).
Al mattino dovremo invece privilegiare
la leggerezza, al fine di non appesantirci con la digestione durante la gara, o
nel freddo delle griglie di partenza. Un tè o caffè con qualche fetta biscottata
al miele o alla marmellata, assunti qualche ora prima della gara, saranno
perfetti, e ricostruiranno quel poco di glicogeno che è andato consumato durante
la notte.
Durante la gara, invece, io consiglio di non assumere nulla, in
quanto i rischi sono maggiori dei benefici.
Un bicchierino di bevanda
zuccherata ai vari ristori, è il massimo che ci si posa concedere. Il corpo
riesce infatti ad assorbire nel tratto intestinale (già provato dall'intensità
della corsa) solo bevande con una piccola percentuale di zuccheri (fino al 5%).
Tali bevande possono poi provocare rigurgiti, vanno bevute in corsa, e generano
il cosiddetto "furto di sangue", dovuto ai fenomeni digestivi che sottraggono
sangue alla periferia (i muscoli) per fornirlo agli organi della digestione.
- In ogni caso, nella migliore delle ipotesi, i bicchierini forniscono
(nell'ipotesi di 7 ristori, con bicchierini da 50 cc al 5%) circa 17,5 g di
zuccheri. I quali, trasformati in energia, producono circa 70 kcal, che
consentono al nostro atleta di correre circa un km in più senza andare in crisi.
Dunque inutile contare su questo genere di supporto: molto meglio invece
bere l'intero bicchiere di acqua pura, sapendo che comunque il nostro organismo
patirà un certo consumo d'acqua. La digestione non verrà quindi toccata.
Alla fine della gara (o anche se dovessimo fermarci perché siamo andati in
crisi), è indispensabile invece ripristinare le scorte di glicogeno esaurite con
molta tempestività. Dunque appena siete in grado nuovamente di intendere e di
volere, dirigetevi verso il tavolo del ristoro, e servitevi di tè caldo, o di
qualunque altra bevanda zuccherina disponibile.
Raccomando anche, a chi
leggerà queste righe mesi prima della partenza, di controllare con attenzione il
proprio peso. Un atleta in sovrappeso avrà sicuramente difficoltà a completare
la maratona, e il dimagrimento non può essere innescato in pochi giorni.
Teniamo presente che un ottimo indice di massa corporea (IMC = peso in kg
diviso quadrato dell'altezza in m) può essere di 22 per gli uomini o di 20 per
le donne. Un'ottima massa grassa può essere del 12% per gli uomini e del 20% per
le donne.
Un grave sovrappeso può comportare infortuni agli arti inferiori e
alle articolazioni. Un alto rischio di malattie cardiovascolari e, infine, uno
zaino da portarsi dietro in maratona, del tutto inutile.
Sarà una stupenda
avventura: vediamo di godercela nel modo migliore. Preparandoci adeguatamente.
Approfondiremo il discorso a voce a New York, nella splendida cornice che ci
accoglierà, e nel frattempo chi vuole approfondire questi argomenti può
sfogliare il mio sito www.lucaspeciani.it dove parlo
diffusamente di questi ed altri temi.
Mente, corpo e maratona
Accorgimenti utili per lavorare con corpo e mente durante
la maratona di New York
- Abbiamo parlato in precedenza dell'importanza di economizzare il più
possibile le proprie energie, se si vuole arrivare in fondo alla maratona. Le
normali dotazioni di carboidrati di cui disponiamo non ci permettono infatti di
finirla tutta. Per arrivare in fondo ci servono un certo numero di calorie
provenienti dai grassi.
Il corpo però non cede volentieri le sue scorte di
grasso (che dal punto di vista strettamente calorico ci permetterebbero di
correre per parecchie ore). Innanzitutto proprio perché il nostro grasso ha il
significato biologico di scorta di sicurezza, e in secondo luogo perché
l'utilizzo dei grassi a fini energetici comporta una resa inferiore rispetto
agli zuccheri (e inoltre lascia residui di tipo chetonico, che il corpo
interpreta come sostanze tossiche). Ecco perché quando le scorte di glicogeno
finiscono, si entra in crisi: perché il corpo si trova improvvisamente a dover
fare doppia fatica per estrarre la stessa energia dai grassi.
Per attivare
il consumo di grassi in parallelo agli zuccheri, fin dal primo metro (il modo
migliore per arrivare in fondo senza crisi), è necessario lavorare sulla propria
potenza lipidica, cioè svolgere quegli allenamenti (fondi medi, progressivi,
ritmi gara, corse a tappe, bigiornalieri) che - attraverso la corsa in carenza
di glicogeno - stimolino l'organismo ad attivare anche questo secondo
"serbatoio".
E' un po' come un'auto che abbia il motore in grado di operare
a benzina e a metano. Magari il metano non garantirà le stesse prestazioni della
benzina, ma se il serbatoio della benzina fosse troppo piccolo per arrivare a
destinazione, benedetto il metano! Il nostro organismo inoltre ha anche il
limite di non poter viaggiare SOLO a metano (ovvero solo con i grassi). Per
utilizzare i grassi, infatti, devono esservi ancora zuccheri (benzina)
disponibili. Se no la macchina si ferma (o peggio, mangia i propri muscoli
provocando danni interni e possibili infortuni post gara).
L'unica via è
dunque quella di educare il corpo a usare una miscela grassi/zuccheri fin
dall'inizio.
Il corpo tende a fare uso di zuccheri in condizioni di sforzo
impegnativo, e a fare uso di "miscela" quando invece lo sforzo è blando. Se
stiamo passeggiando in un parco, o correndo molto piano, il nostro organismo
utilizzerà una frazione consistente di grassi. Via via che aumentiamo il ritmo,
e ci affatichiamo, il corpo tenderà a spostare il consumo tutto sugli zuccheri
(più efficienti). Alla velocità di soglia anaerobica, il consumo sarà quasi al
100% di zuccheri.
In maratona, dunque, dovremo correre ad un ritmo che ci
consenta di consumare una miscela contenente almeno un 20-30% di grassi. Per
tutta la gara.
- Al di là degli allenamenti specifici, il nostro atteggiamento mentale può
molto influenzare questo consumo. La nostra mente, infatti, può indurre stress e
tensione sul nostro organismo, che anche a ritmi non velocissimi, potrebbe
essere indotto a consumare solo zuccheri. Quando siamo stressati, infatti, la
nostra configurazione ormonale interna (secondo l'asse
ipotalamo-ipofisi-surrene) si concentra sull'utilizzo immediato dell'energia per
una tipica reazione di lotta o fuga. Tale configurazione ormonale spinge
l'utilizzo quasi esclusivo dei carboidrati come fonte energetica, impedendo un
consumo regolare e costante delle riserve di grassi.
Per contrastare questa
tendenza è necessario correre rilassati e sereni. Correre zen. Senza la
preoccupazione del cronometro, del cardiofrequenzimetro, dell'amico che vi
sorpassa o che dovete raggiungere. Occorre pensare alla gara come un'occasione
di rilassamento e divertimento. Non avete scelta: o fate così, o dopo 35 km
avrete finito il carburante, e vi trascinerete penosamente all'arrivo.
Non
crediate di avere questo problema perché andate piano o siete poco allenati. Il
problema riguarda tutti: dai top runner al più lento degli amatori.
Insieme
a Pietro Trabucchi, ho scritto il libro "Mente & Maratona" che tratta
specificamente questo argomento. In esso vengono riportati gli esiti di test con
allenamenti specifici mirati a questo scopo, nell'ambito di un progetto chiamato
Mind Body Work (lavoro mente-corpo). Gli allenamenti rivolti alla correzione
degli atteggiamenti mentali scorretti per correre una maratona fanno parte dei
gruppi FLU (fluidità di corsa), SRG (sensibilità al ritmo gara) e ANS (gestione
ansia pre-gara).
Non basta più allenare il proprio fisico per arrivare bene
in fondo a una maratona: serve anche lavorare sui propri atteggiamenti mentali.
Perché corpo e mente sono una sola cosa. Quanto si fa su un piano, si riflette
sull'altro, e viceversa. Chi lo ignora, pagherà pegno.
Approfondiremo il
discorso a voce a New York, nella splendida cornice che ci accoglierà, e nel
frattempo chi vuole approfondire questi argomenti può sfogliare il mio sito www.lucaspeciani.it dove parlo
diffusamente di questi ed altri temi.
Buona preparazione, buon viaggio, ci vediamo a New York!
Luca Speciani
www.lucaspeciani.it
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